Il programma
Prima la sensazione, poi il nome
Quasi tutti i giovani piloti sanno spiegare il trasferimento di carico. Molti meno riescono a sentirlo nel momento in cui conta. Noi alleniamo prima la sensazione, e portiamo i dati quando il corpo ha capito.
Da dove viene
Capire non è la stessa cosa che sentire
Nel nostro primo anno incontravamo sempre lo stesso problema. Uno studente guardava la telemetria, vedeva che frenava un po’ troppo presto e troppo dolcemente, era completamente d’accordo, e al giro dopo lo rifaceva. Il concetto lo capiva. Non riusciva ancora a sentirlo.
A fine 2025 un’allenatrice olimpica in visita ha passato un pomeriggio con noi in aula. Nella ginnastica, ci ha detto, non si descrive l’angolo di una spalla: si dà all’atleta qualcosa da sentire, e l’analisi viene dopo. L’abbiamo provato subito, sul simulatore di forze g, con delle palline da tennis sui sedili perché gli studenti sentissero dove andava il loro peso. A fine pomeriggio una di loro spiegava agli altri, con parole sue, che cosa aveva capito.
Il motorsport non ha mai avuto una vera tradizione di coaching. Di solito i piloti vengono lasciati a cavarsela da soli. Quel pomeriggio ci ha dato un modo per insegnarlo.
Ci si aspetta che i piloti se la cavino da soli, o che falliscano. Per questi ragazzi non voglio questo.
Il metodo
Tre passi, in quest’ordine
- 1
Sentire
Prima una sensazione che lo studente possa riconoscere. Sul simulatore di forze g, in un kart fermo, o con una pallina da tennis sul sedile che gli dice dove è andato il suo peso.
- 2
Dare un nome
Poi lo studente la mette in parole, nella sua lingua, e la spiega a un altro studente. Se sa insegnarla, l’ha imparata.
- 3
Misurare
Poi i dati. La telemetria conferma quello che il corpo sa già, e mostra quanto manca a dove deve arrivare.
L’obiettivo
Piloti capaci di allenarsi da soli
Vediamo ogni studente solo poche settimane l’anno. Per questo l’obiettivo non è un pilota che ha bisogno di noi accanto, ma uno che sa trovare la sensazione da solo, darle un nome e verificarla con i dati. Il nostro programma di preparazione atletica fa lo stesso lavoro fuori dalla pista.
Alexander allena di persona e dopo ogni sessione scrive per intero i progressi di ogni studente, così il blocco successivo riparte da dove era finito il precedente. Bruno Galli, il nostro allenatore assistente, non è molto più grande degli studenti e corre da quando aveva cinque anni. Sa quando un pilota ha bisogno di una spinta e quando di essere rassicurato, e di solito ha ragione.
Come lavoriamo con gli studenti
Le cinque regole di Berto
- Il carattere prima del talento
- La velocità si può sviluppare. Essere allenabili, tenaci e gentili con i meccanici è più difficile da insegnare.
- Il metodo prima dei risultati
- I risultati dipendono dalla macchina, dal meteo e dalla fortuna. La preparazione no. Noi giudichiamo la preparazione.
- Conta tutta la persona
- Un pilota che va male a scuola o è in difficoltà a casa sarà in difficoltà anche in pista. Facciamo attenzione a tutte e due le cose.
- L’onestà è una forma di gentilezza
- I giovani piloti si sentono dire spesso quello che vogliono sentirsi dire, di solito da qualcuno che ha qualcosa da vendere. Noi diciamo la verità.
- C’è una vita dopo le corse
- La maggior parte dei nostri studenti non arriverà in Formula 1. Tutto quello che insegniamo deve servire lo stesso.
La traiettoria perfetta non esiste come meta. Esiste come direzione.